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Ca' Sagredo e Damiani: un binomio di p...
L' Affresco Pietro Longhi
A sovrastare lo scalone, un grandioso affresco firmato Pietro Longhi e datato 1734. L’opera copre il soffitto e scende fino a metà delle pareti. Rappresenta la “Caduta dei Giganti” abbattuti da Giove, che armato di fulmini appare in alto. Possiede un’eccezionale importanza storica oltre che artistica: è infatti l’unico affresco di soggetto mitologico di cui si abbia notizia e che sia stato dipinto dal Longhi, attivo in gioventù come "pittore di storia".
Pietro Longhi (Venezia 1702 – Venezia 1785)
Pietro Falca, detto Longhi, iniziò col dipingere pale d’altare. Nel 1734 portò a compimento gli affreschi dello scalone di Ca’ Sagredo. Abbandonati per un certo periodo i temi religiosi, storici e mitologici che gli avevano fatto conquistare un notevole successo, si dedicò a rappresentazioni agresti ispirate alla pittura fiamminga. In seguito riprodusse scene di salotti inglesi e francesi, dal cromatismo pacato e dalla composizione ricca di particolari (“La lezione di danza”, “La toeletta”, “Il sarto”). La sua pittura era però destinata a mutare nuovamente: dagli inizi degli anni Sessanta le tonalità iniziarono a farsi brunastre e le linee prospettiche meno curate. Si ipotizza una sua scelta consapevole all’inseguimento del linguaggio rembrandtiano. Nel 1763 iniziò la sua attività ritrattistica mentre si trovava alla direzione dell’Accademia Pisani del Disegno e dell’Intaglio. Nel maggio del 1785 morì dopo una breve malattia.
Pietro Longhi (Venezia 1702 – Venezia 1785)
Pietro Falca, detto Longhi, iniziò col dipingere pale d’altare. Nel 1734 portò a compimento gli affreschi dello scalone di Ca’ Sagredo. Abbandonati per un certo periodo i temi religiosi, storici e mitologici che gli avevano fatto conquistare un notevole successo, si dedicò a rappresentazioni agresti ispirate alla pittura fiamminga. In seguito riprodusse scene di salotti inglesi e francesi, dal cromatismo pacato e dalla composizione ricca di particolari (“La lezione di danza”, “La toeletta”, “Il sarto”). La sua pittura era però destinata a mutare nuovamente: dagli inizi degli anni Sessanta le tonalità iniziarono a farsi brunastre e le linee prospettiche meno curate. Si ipotizza una sua scelta consapevole all’inseguimento del linguaggio rembrandtiano. Nel 1763 iniziò la sua attività ritrattistica mentre si trovava alla direzione dell’Accademia Pisani del Disegno e dell’Intaglio. Nel maggio del 1785 morì dopo una breve malattia.




